mercoledì 24 maggio 2006

Grazia

L’emancipazione delle donne dovrebbe essere ormai abbastanza consolidata, nonostante alcune “esponenti di categoria” la gestiscano male, molto male. E’ la mancanza rispetto degli uomini che spesso sfocia nella scortesia.
La lingua italiana è affascinante: basta cambiare una vocale per ottenere un concetto diverso ma affine.
Dal vocabolario. Grazia: sorta di fascino che emana una persona o una cosa, dovuta a un’armonica fusione di eleganza, semplicità e dolcezza. Grazie: esprime ringraziamento o gratitudine per qualcosa che si è ricevuta o che ci è stata offerta.
Per avere grazia basterebbe un grazie.

martedì 23 maggio 2006

La serietà al governo

Quella che dimostra tutti i giorni la Sinistra...
E così stamattina un evidentemente disperato Romano Prodi ha esordito così in Transatlantico: «Abbiamo detto “la serietà al governo”, che vuol dire lavorare a testa bassa e parlare solo quando è stata presa una decisione».

Non credo ci sia altro da aggiungere.

venerdì 19 maggio 2006

E’ successo. Alla fine è successo. Lo sapevo, ero pronta e non mi infastidisce neanche più di tanto.

giovedì 18 maggio 2006

2Giugno: Festa (para)Nazionale

Prove tecniche di una maggioranza che sta più a sinistra che al centro e che non è decisamente omogenea.

La parata del 2 giugno? Soltanto un'odiosa esibizione muscolare e nazionalista. Rifondazione comunista alza la voce e dice no alla celebrazione della festa della Repubblica all'insegna «degli strumenti e simboli di guerra».
Rifondazione comunista vuole dunque abolire la parata del 2 giugno. E non è la sola: per il verde Paolo Cento la revoca della parata sarebbe davvero «un bel segnale». E il Pdci, per bocca di Marco Rizzo, è anche più duro: la Costituzione dice che l’esercito serve a difendere il territorio nazionale. Niente parata finché continuano le missioni all’estero, non legittimiamo atti di guerra e occupazioni militari. Per bloccare le polemiche sul nascere il nuovo ministro della Difesa Arturo Parisi, subito dopo il giuramento al Quirinale si è affrettato ad assicurare che «la parata del 2 giugno non si tocca», perché è una «festa popolare che la gente ama».
Il «pollice verso» della sinistra dell'Unione contro la festa fortemente voluta dal Carlo Azelio Ciampi arrivo proprio poco dopo che l'ultimo inquilino del Quirinale ha lasciato il Palazzo.
Bene, bravi, bis!
Ci si augura fortemente che quello che pronostica stamattina Facci nel suo Appunto quotidiano sia una rosea previsione.

mercoledì 17 maggio 2006

Novembre - Verne

Venivi dall'atrio del cuore
portando le chiavi del sole
domani faremo l'amore
e niente potrà mai cambiare
Di questo rimase il rumore
d'un sogno che come nel mare
si infrange su nere scogliere
d'un nero che può cancellare
Si dice che il sogno dell'uomo
è far si che il proprio domani
sia senza calar del Sole
ma dimmi com'è senz'amare?
Ma i sogni son figli del cuore
creati in quanto dolore
spogliati dalla lor ragione
per questo mandati a morire

Consiglio vivamente a tutti il nuovo cd dei Novembre, Materia. E' fantastico!

martedì 16 maggio 2006

Platanum Superbum

Ecco quel che rimane

A questo punto
stiamo tanto bene io e te
che non ha senso
tirar fuori i come ed i perchè.
Cerchiamo insieme
tutto il bello della vita
in un momento
che non scappi tra le dita.
E dimmi ancora
tutto quello che mi aspetto già
che il tempo insiste
perchè esiste il tempo che verrà.
a questo punto
buonanotte all'incertezza
ai problemi all'amarezza
sento il carnevale entrare in me.
E sento crescere la voglia, la pazzia
l'incoscienza e l'allegria
di morir d'amore insieme a te

lunedì 15 maggio 2006

REFERENDUM/ La prova dell'opposizione di M.Sechi

Le prove tecniche di governo dell’Unione sono davanti agli occhi di tutti: siamo di fronte a una maggioranza rissosa e senza i numeri per controllare il Senato. Le premesse per l’eutanasia del centrosinistra ci sono tutte, ma solo a patto che la Casa delle libertà resti unita e faccia un’opposizione intelligente e corale. Votare scheda bianca per l’elezione del Presidente della Repubblica alla fine è stata una mossa saggia perché se i centristi avessero sostenuto Napolitano, oggi la Cdl non ci sarebbe più.
La scelta di Casini di privilegiare l’unità della coalizione è la premessa per una posizione unitaria del centrodestra anche sul referendum per la riforma costituzionale. Ieri il leader dell’Udc ha ribadito che, nonostante alcune perplessità, non si può stare dalla parte del centrosinistra. Si tratta di una scelta di campo chiara che allontana il pericolo di una tempesta con la Lega e consente di ragionare su una campagna referendaria ormai alle porte. Il centrodestra ha governato per cinque anni il Paese, ha raccolto il cinquanta per cento dei consensi e, di fatto, è il vero vincitore politico delle elezioni. Non è affatto inverosimile dunque affermare come fa Casini che «presto saremo di nuovo chiamati al governo» e proprio per questo non si può concedere all’avversario un minuto di tregua o, peggio, il vantaggio di un’opposizione divisa. Il referendum si può vincere o perdere, fa parte delle regole del gioco, ma quello che conta per la Casa delle libertà è respingere l’idea che il centrodestra non possa, a priori, cambiare la Costituzione e che addirittura la riforma - come affermato da Andrea Manzella, costituzionalista di riferimento della sinistra conservatrice - sia «un progetto eversivo».
Queste posizioni tradiscono il pregiudizio della superiorità morale della sinistra nei confronti della destra, l’idea - questa sì eversiva - che solo i cosiddetti progressisti abbiano la legittimità per cambiare le regole, magari alla fine della legislatura e con soli cinque voti di scarto, come è successo con la riforma del Titolo V della Costituzione.
La stessa elezione del Presidente della Repubblica è stata viziata da questa «visione del mondo» a una dimensione e l’ascesa di Giorgio Napolitano al Quirinale - sia detto con tutto rispetto per il neo Presidente - rappresenta un vulnus nel procedimento democratico. Il blocco sociale moderato e in particolare tutto il Nord che ha votato compatto per la Cdl, ha subito l’ostracismo del centrosinistra. E proprio la «questione settentrionale» rappresenta la pietra angolare della politica dell’Unione, lo scollamento con la locomotiva del Paese, la frattura con gli imprenditori, con il ceto produttivo che dal 1994 vota Silvio Berlusconi chiedendo più efficienza e meno Stato. Non a caso lo «scatto di Vicenza» ha rappresentato la svolta della campagna elettorale del Cavaliere.
Quell’imperativo, più efficienza e meno Stato, non è cambiato e il referendum va difeso proprio in virtù di quei desideri e di quelle aspirazioni. La Cdl ha davanti a sé uno spartiacque: lasciare che il centrosinistra conduca le danze con il ballerino Oscar Luigi Scalfaro già visto all’opera al Senato, oppure condurre una campagna referendaria convinta e convincente.
Pochi sanno che nella riforma c’è il superamento del bicameralismo perfetto, con il Senato che rinuncia ad alcuni suoi poteri per favorire un percorso più rapido delle leggi; pochi sanno che se passa il referendum finalmente avremo una politica energetica unica, senza veti e con una bolletta meno salata per le famiglie. La propaganda nasconde questi aspetti della riforma e la Cdl deve fare uno sforzo per spiegarli e non dare al centrosinistra nessuna scusa per affossare il referendum e cercare così di legittimare in ritardo una vittoria elettorale risicata e sgangherata. L’Unione conta di sopravvivere alle proprie contraddizioni sperando che la Casa delle libertà non resista alla prova dell’opposizione, che tra le sue mura si aprano delle crepe e qualcuno si vesta da crocerossina e soccorra un governo che i numeri li dà ma non li ha.

Che sera, stasera

Giornate intense, ricche di cronaca, vita e colpi di scena.
E tu, come stai?

martedì 9 maggio 2006

domenica 7 maggio 2006

Grazie!

Per le belle ore trascorse, per le parole, per i gesti fatti e per quelli solo accennati.
Se anche non ci sarà un seguito, sarà stato bello anche solo fino qui.

venerdì 5 maggio 2006

Certe storie

nascono sotto una stella perticolare.
Chi l'avrebbe detto che sarei arrivata qua. Al di là di ogni più rosea previsione.