sabato 21 aprile 2007

Novità

E' successo che ho fatto questo

No, non ho fatto la deficiente. Almeno non più del solito.
Ho fatto la recensione de Il Deficiente

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Il deficiente, ovvero colui che ha un deficit.
La menomazione oggetto dello spettacolo è rappresentata dalla mancanza della vista di uno dei protagonisti, Omar.
Intorno alla figura del cieco si delineano i suoi fratelli vedenti che lo accudiscono da sempre e a loro volta sono accuditi, o meglio mantenuti, dal sussidio di invalidità dal fratello e la fidanzata di Omar, da poco conosciuta, ma subito introdotta nell’ambiente familiare, non senza qualche difficoltà.
Tutti i personaggi convivono con l’handicap della mancanza della vista, i limiti e le regole che essa comporta, la scala gerarchica che ne deriva e che vede al vertice proprio colui che non vede.

Inizialmente la deficienza portata in scena sembra essere la cecità di Omar, durante la rappresentazione si scopre che anche la mancanza di affetto e il vuoto di sentimenti possono costituire un limite, non tanto fisico, quanto psicologico.
Il desiderio di Omar di emanciparsi dalla propria condizione deficitaria si scontra con la realtà, crudelmente diversa, con il mondo esterno che trascura
la sua menomazione e di conseguenza lo costringe nelle mura domestiche.

L’unico momento di liberazione dalle catene della non vista è il sogno. L’onirico, rappresentato in scena come una visione dai toni cupi, è la concretezza dei desideri, la voglia di poter vedere, di non essere più invalido.
Elemento costante del testo è la condizione di precarietà che affligge non solo chi è cieco, ma tutti noi. In un continuo ribaltamento di prospettive, di chi sia realmente il deficiente, di chi abbia la mancanza della vista, si analizzano le condizioni umane e i diversi handicap.
Il capovolgimento dei ruoli riguarda anche gli attori in scena. Infatti il vedente Pietro Minniti veste i panni del protagonista non vedente, mentre un vero non vedente, Gianfranco Berardi, interpreta uno dei fratelli vedenti.
Gli attori si esercitano abilmente nella sfida della limitazione della vista, si muovono con maestria su un palco che è percepito ma non concretamente visto, a causa delle bende utilizzate o, appunto, dalla reale mancanza di vista.

Il risultato finale è divertente e allo stesso tempo cattivo: lo spettatore ride molto, coinvolto in un
dramma trasversale dai risvolti comici e sarcastici.
Se lo scopo ultimo è sottoporre una riflessione sulle nostre percezioni sensoriali, il difficile tema è trattato senza cadere mai nella retorica e nei facili sentimentalismi.
Uno spettacolo che non può lasciare indifferenti per l’intensità con la quale è portato in scena e la complessità del tema trattato.

Teatro Verdi, Milano 20 aprile 2007

3 commenti:

Anonimo ha detto...
Questo commento è stato eliminato da un amministratore del blog.
Marco ha detto...

è successo ke hai fatto la deficiente? :P
Sn curioso d sapere del lavoro... The Good Shepard mercoledì con Martino e Giacomino? è il film perfetto!
Baci

ps- cosa ha scritto qll prima d me x essere eliminato?

dirimpettaia ha detto...

a quando lo spettacolo teatrale del mitico protagonista di Harry Potter?